Cosa rimane da dire a quattro mesi dal voto per il successore di Barack Obama? I commentatori politici sicuramente diranno che c’è da raccontare ancora molto e questo è sicuramente vero, ad esempio ci sono i dibattiti… Io però azzarderei un pronostico.

Stando cosi le cose, salvo catastrofi, il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America sarà una donna che, prima ancore d’essere una politica e un alto rappresentante delle istituzioni e una professionista affermata è anche una moglie, una madre e una nonna.

Hillary arriva alla convention democratica di Philadelphia come forse nessuno mai nella storia recente.

È vero i numeri dicono che è una dei candidati meno amati che abbiano corso per la presidenza, ma fortunatamente per lei nel fronte opposto c’è The Donald, il candidato in assoluto meno amato, molto più di Hillary.

Per i mesi che verranno le cartucce da sparare per Trump sono pochine: annunciare un vice che conquisti la ribalta mediatica e faccia parlare di se per un po’ e poi poco altro. La convention repubblicana estiva scarseggia di ospiti degni di questo nome, in molti hanno già detto pubblicamente che non andranno. Questo magari non sarà un grande problema per un candidato anti establishment, ma la convention va pure riempita. La campagna poi manca di fondi, comitati e volontari.

Hillary dalla sua può contare su una squadra galattica, il Dream Team democrat: Barack Obama, presidente uscente! il suo gradimento cresce di giorno in giorno, probabilmente se continua così quando lascerà il suo indice di gradimento sarà uno dei più alti della storia recente. La First lady Michelle Obama, ancora più popolare e amata del marito.

Sempre per restare alla Casa Bianca c’è il vice-presidente Joe Biden, molto amato tra i democratici, che in questa fase sta gestendo il riavvicinamento con Sanders.

Bernie Sanders che come rivale di Hillary alle primarie si è fatto valere, molto amato a sinistra, tra i giovani e gli americani bianchi, segmenti dove Hillary oggi arriva con difficolta; anche lui è in campo per la Clinton.

Il segretario di stato John Kerry, successore di Hillary e uomo forte dei democratici.

Ciliegina sulla torta la senatrice Elizabeth Warren, che se non si fosse candidata Hillary probabilmente si sarebbe candidata; molto di sinistra, molto conosciuta e molto stimata.

In molti parlano di un possibile ticket presidenziale Clinton-Warren, il che sarebbe veramente una cosa formidabile: due donne candidate per la Casa Bianca, una come Comandante in capo e l’altra come vice. Oh my God!

Elizabeth Warren per i liberal è qualcosa di molto più di Bernie Sanders, considerata non da oggi un idolo e un’icona della sinistra americana. (Confesso di avere un debole per la prof.ssa Warren).

A sostegno di Hillary anche uno degli ex-presidenti più amati e non poteva essere diversamente, perché ha molto da farsi perdonare, il marito Bill Clinton. Per i democratici e per molti americani il vecchio Bill rimane il presidente del boom degli anni ’90.

A tutto questo vanno aggiunti i milioni di fondi raccolti, i comitati aperti, il personale assunto in tutto il paese, gli spot, le centinaia di volontari per la campagna che battono tutte le strade degli stati in bilico contea per contea, alla ricerca di indecisi da convincere. Tutte cose che a oggi Trump non può sicuramente vantare.

Poi di qui a novembre può sempre succedere la catastrofe… o più semplicemente mi sto sbagliando io…

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