È finita…? benché questa campagna per le primarie, soprattutto per parte repubblicana, ci abbia insegnato che tutto quello che sapevamo sulle primarie non vale più, possiamo ora affermare con una certa sicurezza che probabilmente è finita qui.

Il dato più rilevante è la sconfitta in casa di Marco Rubio. Il senatore della Florida considerato dall’establishment e dalla stampa il prescelto, nonché il migliore per ottenere la nomination repubblicana e sfidare la Clinton a novembre, si arrende.

Kasich tiene nel suo Ohio, pur non essendo mai stato in partita, oggi con questo successo rappresenta l’unica speranza per il partito repubblicano di consegnare la nomination a una persona che si possa considerare perlomeno normale. Questa possibilità al momento appare molto remota.

Restano in campo Trump e Cruz. Nonostante il soggetto fuori dalle righe, esagerato fino all’eccesso, qui ora va detto che per posizioni politiche Trump, appare spesso più moderato rispetto a Cruz.

Nella storia recente del partito repubblicano alla fine della fiera la spuntava il candidato più moderato o comunque più centrista, o meglio quando la spuntava questo tipo di candidato, poi a novembre si vinceva. Oggi invece rimangono in corsa due candidati che considerare di destra non rende l’idea, non rende nemmeno considerarli molto di destra.

Altrettanto remota è la possibilità che si arrivi alla convention senza avere un candidato con il numero sufficiente di delegati per ottenere la nomination. Benché questa sia la palese speranza di Kasich.

Intanto l’ex speaker repubblicano della camera, il poco amato Boehner, si sbilancia e propone nel caso di brokered convention la candidatura dell’attuale speaker Paul Ryan, già ex candidato alla vicepresidenza con Romney.

Per parte democratica il distacco si è fatto ormai incolmabile, salvo che Sanders inizi a vincere un po’ in tutti gli stati restanti. Di fatto la candidatura è saldamente nelle mani della Clinton. La vittoria in Ohio, uno stato del midwest molto colpito dalla crisi, dice tanto dello stato di buona salute della campagna di Hillary.

Sanders rimarrà comunque in campo, contribuendo a coprire sul fronte democratico i temi, soprattutto quelli più di sinistra, sui quali la Clinton ancora arranca.

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