È in atto un vero e proprio attacco ai diritti fondamentali non solo del lavoro, ma del vivere civile. Con le sue ultime dichiarazioni il ministro Poletti paventa l’introduzione nell’ordinamento italiano, di contratti di lavoro che non tengano conto delle ore lavorate, ma bensì basati unicamente su criteri di produttività, creatività, fantasia, ecc.

«Il lavoro non si fa in un posto: il lavoro è un’attività umana, si fa in mille posti. E’ un sabato notte, all’una, e io sono nel mio letto; quello è definibile luogo di lavoro? Per me no, però io sto lavorando, e sto rispondendo a una mail. E nel contratto di lavoro quell’ora fatta all’una di notte tra il sabato e la domenica com’è trattata? In nessuna maniera, perché sarebbe straordinario, notturno, festivo e costa mezzo miliardo. Ma noi possiamo continuare a pensare che il lavoro sia questa cosa: un’ora di energia fisica del somaro attaccato alla stanga del mulino ceduta in cambio di dieci euro? No. E’ un pezzo della nostra vita, che vuol dire creatività, consapevolezza, responsabilità, fantasia». (G. Poletti, ministro del Lavoro, intervenendo all’apertura di Job&Orienta, a Verona).

Di fatto, siamo di fronte a un tentativo di introdurre surrettiziamente un caporalato di Stato, una legalizzazione dello sfruttamento e se non peggio della schiavitù.

Per quanto attiene a giovani, lavoro e apporto delle nuove tecnologie ci viene in soccorso Gallino: «L’interconnessione ubiquitaria viene presentata come una scelta felicemente innovativa, un modo reso possibile dalle ict di mixare a volontà lavoro e tempo libero, ufficio e famiglia. Ma si tratta di un’immagine fittizia… In realtà siamo dinanzi a un prolungamento a oltranza dell’estrazione di valore da esseri umani, inconsapevoli servo-unità». (L. Gallino, in Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, Einaudi, Torino 2011).

Come possono essere applicati poi criteri come produttività, creatività e fantasia a lavori, che sono ancora maggioritari, il cui carico in termini di fatica umana è enorme, dall’agricoltura all’edilizia, all’industria pesante, al terziario e ai servizi (es: cala-center, ospedali).

Ormai appare evidente come in questi ultimi vent’anni le politiche, di ogni colore, abbiano mirato ad una aggressione sostanziale di tutti i diritti sociali, politici, se non addirittura dei più basilari diritti umani, nel mondo sviluppato.

«L’occupazione flessibile doveva elevare la produttività del lavoro facendo sì che ciascuno affluisse rapidamente all’occupazione più adatta, ma le imprese l’hanno utilizzata soprattutto per compiere lavorazioni a basso valore aggiunto». (Gallino, in Finanzcapitalismo).

Quest’attacco è sferrato da chi non ha alcun diritto, né competenza per dire ciò, questi signori rigurgito della prima Repubblica, servi di partito, che con una tessera in tasca e grazie a quella tessera hanno fatto carriera, senza alcuna competenza, entrando da subito nel mondo del lavoro, facendo scalate inimmaginabili oggi, anche per il più titolato e competente dei laureati.

«Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare». (Cit. Poletti).

Siamo al paradosso, in nessuna democrazia occidentale tali soggetti, senza aver mai conosciuto la fatica di un percorso di studi accademici e senza le relative competenze, vanno a ricoprire un importante incarico come quello di ministro del Lavoro.

Questo signore, non solo non dovrebbe permettersi di fare la morale, ma non ha alcun diritto di insegnare niente a nessuno tantomeno ai giovani, che a differenza sua hanno studiato e sono oggi alla ricerca di un lavoro che probabilmente non troveranno, perché è evidente che in questo paese per fare carriera non c’è bisogno di un titolo di studio o di una qualche competenza, ne è un esempio il ministro e la sua storia.

(Assessore comunale a 25 anni, poi segretario cittadino del PCI, consigliere provinciale, presidente Legacoop Imola, presidente Legacoop Emilia-Romagna, presidente Legacoop Nazionale).

• Tutte le bugie di Poletti, per saperne di più: Il ministro Poletti e il fact checking sui ventottenni fuoricorso
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