BREVE INTRODUZIONE – Quella che vi vado a raccontare è una storia di dislessia, la mia storia, la storia di un bambino alle prese con la sua diversità, in una società che ci vuole tutti uguali e omologati. Io sono, ho scoperto da me poi, un ragazzo con DSA – Disturbi Specifici di Apprendimento. Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.

ELEMENTARI – Le “disgrazie” per me, dislessico inconsapevole, si presentarono già frequentando la scuola elementare dove, gli insegnanti che incontrai decisero che oltre ad escludermi, emarginarmi, picchiarmi, perché ero deficiente o “handicappato!”, come dicevano loro, amavano anche canzonarmi e incitavano tutta la classe a farlo. Così, mi sarei sentito più spronato a migliorare nello studio. Ricordo, quando s’improvvisarono dottori diagnosticandomi prima la sordità, poi la cecità, poi ancora qualche problema psicologico. Fui così mandato prima dall’otorino, poi dall’oculista e in fine dallo psicologo, ma tutti e tre diedero parere negativo. Alla fine i miei insegnati si accontentarono di tirarmi qualche schiaffo, forse qualcuno in più, di qualche.

MEDIE – La storia, ahimè, si è ripetuta alla scuola media, dove c’erano anche i bulli, ma non facevano paura tanto quanto gli insegnanti che, da bravi docenti capirono il problema e decisero che la soluzione migliore per tutti sarebbe stata la stessa, ghettizzarmi, perché altrimenti chi ci avrebbe perso sarebbero stati loro, non potendosi più vantare di avere i migliori alunni dell’istituto; non si poteva rallentare il programma per uno, a discapito dei molti. Un discorso che oggi non fa una piega!

quale solidarietà possibile difronte alle logiche del mercato che, vuole i nostri figli già a scuola in concorrenza tra loro per primeggiare? Nessuna, ovvio!

Tornando alle avventure della scuola media, ricordo un episodio “simpatico”, mi si costrinse con l’inganno a fare una visita dallo psicologo dall’Asl, il quale per prima cosa chiese ai miei genitori circa 70mila Lire, spese burocratiche che ci sarebbero state rimborsate al momento del referto, che non è mai arrivato! Perché, il bravo psicologo aveva una lunga carriera da tossico dipendente e molto probabilmente con i miei soldi si era comprato la sua ultima dose! Pace all’anima sua, ma a me il danno non l’ha pagato nessuno! quella visita non aveva senso, quello era un drogato e tutti lo sapevano. Vabbè, sono fortunato, c’è poco da dire!

Va detto che, se non sono finito in depressione, in terapia o roba simile, lo devo alla mia famiglia, agli scout e ai ministranti (o chierichetti), tutti posti, dove non ero l’ultimo, ma spesso il primo, perché non dovevo confrontarmi con la scrittura, la lettura o il calcolo a mente, ma con le competenze più pratiche del fare, del saper fare.

Probabilmente non fregherà a nessuno, ma ci tengo a precisare che andando già in parrocchia, allo scoutismo cattolico, preferì quello laico dell’assoraider.

SUPERIORI – La scuola superiore, lì mi sono parcheggiato per circa cinque anni, ho frequentato l’Istituto alberghiero che, non è proprio l’istituto più adatto per un dislessico visto che si fanno due lingue e si fanno bene. Comunque me la sono cavata, diciamo che la media tra le lingue e tutte le altre materie, mi salvava. 8/9/10 fisso, a italiano e storia, mi permettevano di prendere due fisso, a inglese e francese.

LAVORO E UNIVERSITÀ’ – Sono allergico a molte cose, in pratica a tutto, sono anche asmatico e tanto altro… quindi, non ho potuto continuare la professione di cuoco! – Altra bella fregatura! – che fare allora? Decisi con una sana incoscienza d’iscrivermi all’università, l’ultimo giorno utile per farlo, alla facoltà di scienze politiche. “Sbagliando” nuovamente! scienze politiche è la facoltà più multidisciplinare possibile quindi, ancora la maledetta lingua inglese e francese. Un po’ come con le donne, la sbaglio sempre… vabbè, che ci posso fare, a me quella facoltà piaceva. Le difficolta incontrate furono numerose, non avevo la diagnosi perché non sapevo d’essere dislessico; nonostante tutto decisi che non potevo abbandonare. Nel 2013, mettendoci un po’ più del previsto, mi sono laureato in scienze politiche, per la precisione in scienze delle amministrazioni pubbliche e private.

Dopo un anno di pausa in cui avrei voluto fare mille cose, che non ho fatto, perché per farle servivamo i soldi, ho deciso di riscrivermi all’università, specialistica in relazioni internazionali quindi, di nuovo il maledetto inglese! Battaglia che dovrò vincere alla fine.

Oggi, affronto il mio nuovo percorso universitario da non dislessico, cioè continuo a non avere la diagnosi, non mi sono concessi gli strumenti compensativi. Quando mi sono riscritto, non l’ho presentata, un po’ perché anche questa volta ho deciso di iscrivermi all’ultimo, un po’ perché essendo arrivato fin qui, senza, preferisco combattere la battaglia, più grande, del cambiamento.

FINALE POSITIVO – Noi non vogliamo essere tutelati come una riserva indiana, noi con i nostri computer, con i nostri tablet, no! Esistono questi strumenti e sono degli strumenti migliorativi, risolvono il nostro problema ma possono cambiare tutto, sono una risorsa anche per gli altri, e tempo di cambiare radicalmente la didattica. Il nostro “disturbo” non sarebbe neppure sentito come un problema, oggi, se i metodi d’insegnamento fossero cambiati, fossero altri, diversi, dinamici, al passo con i tempi, se si avvalessero delle moderne tecnologie. Eleveremmo, in un sol colpo, i nostri standard d’istruzione se, invece di ragionare di come tamponare un problema – strumenti compensativi – provassimo a risolverlo – strumenti migliorativi.

FINALE NEGATIVO – Ovviamente ho fatto una cazzata! Perché ai professori non frega niente quando ce l’hai, figurati quando non ce l’hai! Niente diagnosi significa niente riassunti, niente mappe concettuali, niente di niente. Sperare che la didattica cambi o che gli strumenti compensativi come computer, tablet o altro, siano a disposizione di tutti è un’utopia!

LINK UTILI:   aid.org   aidbari.it

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