L’illuminante, l’analisi che Francesco Raparelli fa su huffingtonpost.it, raccontato la storia di Sandra, protagonista del film Due giorni, una notte, dei Dardenne, nelle sale italiane in questi giorni. Analizza, lucidamente, il neoliberismo nel suo mantra concorrenza-competizione, e nei suoi “prodotti” più sinceri precari-sottopagati-disoccupati.

L’altra faccia della competizione è la depressione. Il neoliberalismo fa della concorrenza una norma, la norma è armata dalla valutazione continua, dall’ossessione del merito, della vittoria. Ma soprattutto, ed è questo quello che conta, con la crisi il neoliberalismo ripropone il suo enunciato fondativo: “non ce n’è per tutti”

Gli effetti, prodotti dal mantra neoliberista si fanno tangibile, nella loro perversa applicazione alla realtà più oscena, di questi giorni.

I depressi, si sa, sono anche dei perdenti e i perdenti è meglio farli fuori, lavorano male. Il neoliberalismo i perdenti non li vuole, meglio, li usa per far soldi – ce lo insegna nel suo piccolo Salvatore Buzzi con il business dell’accoglienza. Così come le imprese, nei Piigs, fanno soldi attraverso i giovani disoccupati, il progetto europeo Youth Guarantee lo chiarisce: denari pubblici alle agenzie interinali e alle imprese, in cambio stages e tirocini sotto-pagati. Anche lo “sfigato” è utile.

Ovvero di quel capitalismo che si è sbarazzato dei sindacati, delle resistenze sociali più innovative, delle istituzione del welfare? Frammentare, dividere, impoverire, poi… 

…per anni si è pensato (la sinistra, i sindacati) di poter difendere i diritti di alcuni a scapito dei giovani. Il mantra della flessibilità (contrattuale, salariale, d’orario, ecc.) è stato accolto da tutti: il più zelante, il New Labour; al quale, con soli venti anni di ritardo, si ispira Renzi. Un vero innovatore, non c’è che dire. Fino a quando, con la crisi, si è scelto di far saltare il dualismo del mercato del lavoro: tutti precari, e non ci pensiamo più.

qui l’articolo per intero.

Focalizzato il problema, Raparelli, si veste di misericordia e evita di affrontare il contesto geopolitico, perché, è ovvio, sta pur sempre parlando del film.

Quello che mi sento di aggiungere io, per completezza, è il punto, il nodo attorno al quale ruota tutto, cioè l’europa. Il neoliberismo, oggi, si impone come modello unico di un europa senz’anima e senza democrazia, perché se abbiamo tutti la stessa visione, vuol dire che viene meno il senso stesso della democrazia, che è contrapposizione tra diverse visioni, diversi punti di vista, diverse idee di società e di mondo.

L’Unione Europea, nelle sue istituzioni più demoniache, commissione e banca centrale e nel suo demone oscuro la Germania, hanno imposto un modello di sviluppo, che vede ne mercato e nella sua autoregolamentazione il primato a cui genuflettere ogni regola e ogni potenza. Nessun diritto può di fatto essere evocato se confligge con il comandamento del pareggio di bilancio. Altare su quale si possono e si devono sacrificare vite umane, quelle dei giovani, dei precari, degli ultimi, degli indifesi, dei malati, degli anziani. Poi magari, fingermi di occuparci di loro riproducendo quel sistema, sopra citato, che sfruttando questi bisogni opera speculazioni orrende.

L’europa, nel suo vertice, oggi, può vantare sciagurati governanti, che hanno alimentato il capitalismo finanziario globale e il suo dispiegarsi e radicarsi nel tessuto europeo. Quel sistema guarda all’uomo come una merce da vendere e comprare sul mercato, al costo più basso possibile. Quel luogo, altro dalla realtà, vede ogni sovranità piegata, alle regole economicistiche, che si impongono come dominanti e dominatrici.

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