Il tanto atteso piano d’investimenti annunciato da Juncker si chiamerà EFSI (European Fund for Strategic Investment) ma degli oltre 300 miliardi, al momento, non se ne vede nemmeno l’ombra. Il capitale iniziale sarà di soli 21 miliardi, 16 verranno dal bilancio attuale dell’UE e 5 dalla Banca europea per gli investimenti.

I fondi dal bilancio dell’UE saranno attinti da diverse poste tra cui il “Connecting Europe facility”, un fondo di 30 miliardi già destinato alla costruzione di infrastrutture, e “Horizon 2020”, il programma di 80 miliardi destinato a ricerca e sviluppo dell’UE. In sostanza, non un euro di nuovi investimenti.

In realtà, il capitale di base che costituirà il Fondo è formato da 5 miliardi della Banca europea degli investimenti, e soli 8 miliardi del bilancio Ue che, dati alla Bei sotto forma di collaterale, si trasformeranno in 16 miliardi. Viene quindi applicato un “moltiplicatore”.

Il tutto è basato essenzialmente su un meccanismo di leva finanziaria. La teoria è che ogni euro pubblico messo nel fondo sarà in grado di mobilitare investimenti per 15 euro. I finanziamenti privati quindi, saranno investiti in progetti per un valore stimato di 315 miliardi. Da tutto ciò l’economia europea guadagnerà, secondo Bruxelles, 330-400 miliardi di Pil, in tre anni e 1-1,3 milioni di posti di lavoro. Questa è pura finanza creativa, se non addirittura magica, più che da moltiplicatore finaziario i risultati sono da cilindro magico. Al momento sul piatto ci sono appena 21 miliardi, mentre i 315 miliardi sono di la da venire.

Altro piccolo particolare è l’assegnazione dei fondi che, sarà a completa discrezione della commissione o meglio dell’autorità preposta che, la stessa commissione creerà. In sostanza, EFSI non avrà un’allocazione geografica predefinita, potrà finanziare progetti anche in quei paesi meno colpiti dalla crisi, non essendoci una ripartizione geografica, né quote per i singoli Paesi. Il fondo corre il pericolo, che si è già manifestato con l’aumento di capitale della BEI nel 2012, di far crescere i finanziamenti ai progetti nelle economie più forti d’Europa.

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