Triste addio,

nel tuo corpo ferito.
Fermo, immobile,
te ne stai,
sotto una coltre di terra
che ti onora,
nell’ipocrisia di un giorno
che ti pretese fiorente,
che ti fece furente,
e ti volle morente…
nella gioventù ribelle
e a tratti stridente
con quell’aura potente.

Fosco cielo in gelido vento,
di un nuovo inverno,
cupo presagio
del macabro rito
nel terribile delirio
di un folle destino.

Parole stupende
che mai pronuncerai.
Sogni grandi
che ma realizzerai.
Sguardi infranti.

Gli ultimi anelano
il loro campione
partire senza far ritorno.
Misera fine
che ti fece eroe,
di un tempo nuovo,
dove credere al sogno
più proibito
di conquistar la felicità,
su questa terra
che dai padri
fu promessa,
ma mai concessa.

di Luca Lacerenza

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