Antefatto 1 – Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo dal 1995 al 2013, nel 2013, dopo diciotto anni di potere, viene “sfanculato” dal suo stesso partito, perché coinvolto in uno scandalo riguardante i servizi di intelligence, è accusato di aver costituito una vera e propria polizia politica segreta e di aver schedato illegalmente centinaia di migliaia di cittadini. Per capire le dimensioni dello scandalo, è un po’ come mettere insieme il Watergate e il recente caso NSA.

Antefatto 2 – Il Lussemburgo, paese famosissimo per essere patria della legalità, della trasparenza bancaria e nemico giurato dei paradisi fiscali, vede il suo terzo ex primo ministro diventare Presidente della commissione europea. Praticamente, uno “sputo” di terra, veramente uno “sputo”, per intenderci, la Puglia è otto volte più grande e ha una popolazione otto volte quella del Lussemburgo. Eppure, visti i già tre presidenti del granducato l’Europa, sembra essere un’enclave del Lussemburgo.

Juncker, successe nella carica di primo ministro a Jacques Santer, di cui fu ministro, nominato Presidente della commissione europea, praticamente una staffeta.

La commissione Santer, una delle più nefaste per l’Italia, in quella commissione avevamo Mario Monti, diresse e coordino i lavori per l’ingresso nell’euro. Su pressione della commissione il governo italiano allora guidato da Romano Prodi, nel 1996 fu costretto a varare la cosiddetta “eurotassa” per rimanere nell’euro (Avevamo anche noi delle colpe in quella storia).

Antefatto 3 – Tutti gli scandali finanziari e bancari continentali vedono sempre, in qualche misura, coinvolto il Lussemburgo. C’è sempre un conto in Lussemburgo dove dirottare capitali per evadere il fisco. Nel campo del “non legale” speculatori, evasori e mafiosi, non si fanno mai mancare un conto in Lussemburgo.

Antefatto 4 – Juncker, arriva alla commissione dopo aver ricoperto già l’incarico di governatore della banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, di Presidente dell’eurogruppo e di Presidente del consiglio europeo. Al di fuori dell’Europa, è stato alla banca mondiale e al fondo monetario internazionale, tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta. Un periodo importate per queste due istituzioni della finanza mondiale che si distinsero, in quelli anni, per il loro mecenatismo. Inaugurando una stagione di prestiti agli stati che per vincoli e interessi ricordano molto da vicino l’usura!

Whao! ci siamo! – Veniamo a oggi – dopo questa carriera indubbiamente illustre, come direbbero i latini: il cursus honorum, nel 2014 arriva la nomina a Presidente della commissione europea. Nomina, che gli era già sfuggita nel 2004. Essendo, per la stragrande maggioranza degli europei, uno sconosciuto (vedi antefatto 2), si piazza alla commissione nonostante gli scandali (vedi antefatto 1), che non valicano i confini nazionali. Qui però succede il fattaccio, il 6 novembre scoppia lo scandalo LuxLeaks. Il Lussemburgo, è accusato, per il periodo in cui Juncker è stato primo ministro, di aver permesso a 340 multinazionali tra cui Fiat, Amazon, Apple, Heinz, Ikea e un gran numero di grosse banche, di firmare contratti segreti con il fisco per non pagare le tasse su utili fatti altrove. Pensate, se volessimo spostare le sedi di queste multinazionali in Lussemburgo, il Lussemburgo non basterebbe!

Nota – Travaglio, durante l’era berlusconiana ci ha fatto le pa*** quadrate, sul fatto che uno come Berlusconi solo gli italiani lo potevano votare! Juncker è molto, molto peggio! e ha governato ininterrottamente per ben diciotto anni. Riciclandosi, nonostante il primo scandalo (vedi antefatto 1), a una carriera internazionale di primo piano.

Juncker, stando a quel poco che ha detto per bocca del suo portavoce, non ha nessuna intenzione di dimettersi. Dice di attendere sereno gli esiti delle inchieste di Bruxelles. Inchieste che paradossalmente, se si concluderanno con una condanna, finiranno per obbligare le multinazionali a versare le tasse allo stesso Lussemburgo, ma non ai paesi dove gli utili sono stati realizzati e le imposte evase.

Il Lussemburgo si difende: “non c’è nulla di illegale”, ha detto il ministro delle finanze, “abbiamo solo applicato le nostre leggi”, considerate “patrimonio nazionale”. In queste poche parole c’è tutto, una profonda cultura, quella lussemburghese, imperniata sulla finanza speculativa, su trame bancarie fraudolente, sulle logiche perverse del turbo capitalismo finanziario, del profitto per il profitto. Nessuna trasparenza in materia fiscale e bancaria, è considerata “patrimonio nazionale” e noi, i fessi, a rispettare i vincoli di bilancio e il patto di stabilita.

Juncker, che non si dimette e non da spiegazioni, si prepara a rappresentarci nei prossimi giorni al G20 di Brisbane, dove si discuterà anche di lotta alla grande evasione fiscale. Perfetto direi.

Sintesi – sarebbe dignitoso per l’Europa e per i sui cittadini che il parlamento presentasse subito, prima che lo scandalo LuxLeaks travolga tutto e tutti data la mole d’informazioni non ancora pubbliche, una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker.

PS: Per brevità ho omesso di parlare dei rapporti tra Lussemburgo e Germania e del ruolo della Merkel, in tutto sto casino. Ci tornerò prossimamente.

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