Renzi è stato per la sinistra italiana il necessario catalizzatore di un cambiamento che tardava ad arrivare e a dire il vero in molti non ci speravano più, invece è arrivato. Il rovesciamento culturale prodotto da Renzi ha di fatto “asfaltato”, dentro e fuori il PD, una generazione politica che non tornerà più. Ora però a distanza di quasi un anno dallo “stai sereno” è tempo di dimostrare che il rovesciamento è anche e soprattutto nei fatti di questo governo.

La cosa non sembra preoccupare più di tanto il capo-Renzi, che opera sapendo di non avere in pratica avversari all’esterno (vedasi la prospettiva dei mille giorni). Questo vuoto a destra è coperto da lui stesso, sul fronte del lavoro ad esempio con le politiche di stampo liberista, rende di fatto ogni nascente progetto di ricostruzione a destra poco provabile, perché privo della base ideologica liberista fatta propria da Renzi.

In tutto questo la sinistra non c’è, marginalizzata all’interno del PD, è inesistente all’esterno dello stesso. La sinistra non pensa più, non elabora più o perlomeno non ci riesce, salvo qualche manifestazione cigiellina, che dalla protesta però fatica ad arrivare alla proposta (qui do per scontato che la CGIL sia di sinistra, cosa che non è del tutto vera, oggi).

Renzi, di contro, delle cose promesse e non fatte non sta pagando alcun prezzo, per il momento. Doveva chiudere il Senato ma ha deciso di tenerlo con qualche modifica, doveva tagliare le prefetture, le province, i ministeri spreconi, i dirigenti super pagati della PA, e si potrebbe continuare a lungo con le promesse non mantenute o diversamente mantenute. Meglio poi non ripesare alle cose dette prima di andare al governo “mai più larghe intese!”. Senza dimenticare che doveva cambiare l’Italia, per cambiare l’Europa!”, Europa, che continua a essere saldamente fondata su un modello economico-finanziario di destra, profondamente di destra, che non pare scalfito per niente da Renzi, che anzi permane egemone, universalistico e incriticabile. Modello cui, da sinistra, abbiamo deciso di sottostare silenziosamente, soccombendo all’austerity, ai tagli, ai sacrifici che non hanno portato, a distanza 22 anni da Maastricht e 15 dall’ingresso nell’eurozona, nessuno dei benefici promessi, soprattutto sul fronte dell’occupazione di lungo periodo.

Stiamo percorrendo la strada sbagliata! Quella, che lo stesso Renzi aveva indicato come sbagliata, quando era ancora opposizione. L’uguaglianza che stiamo prospettando, che questo governo sta prospettando è al ribasso, meno diritti, meno tutele, meno opportunità. Eppure, oggi avremmo la forza per vincere e governare questo paese e l’Europa, da sinistra.

Perché stiamo perdendo tempo di fronte a problemi che si vanno aggravando? Utile sarebbe introdurre una patrimoniale per coprire i tagli imposti dal patto di stabilità e finanziare gli investimenti, agganciare il jobs-act ad un piano industriale (altrimenti quella maggiore flessibilità in entrata sarà inutile e ancor più precarizzante), sburocratizzare la pubblica amministrazione e introdurre li sì, una flessibilità operativa che la renda meno cieca e ottusa.

Il problema è ora, ora che siamo qui, ora che siamo al governo ma con un governo non di sinistra, ora che nell’inconsistenza di una qualsiasi proposta politica alternativa, dovremmo spingere per grandi riforme e non fare nostra la vecchia ricetta liberista, ora dovremmo tornare, con coraggio, al voto per un governo di sinistra, per ridurre le disuguaglianze, accrescere il reddito medio, garantire più servizi e più welfare, rilanciare l’occupazione, l’impresa e il commercio.

Sul fronte interno invece, nel segno di quella tanto voluta discontinuità politica, apriamo il PD ai finanzieri come Davide Serra, nella più incompressibile contraddizione tra chi storicamente conduce battaglie per i diritti dei lavoratori, per l’uguaglianza sociale, per l’accrescimento delle opportunità, per la ridistribuzione dei redditi e chi tutto ciò avversa, in nome di un mercato senza regole, dove il più forte vince sempre sul più debole.

Renzi, per il momento tiene, nonostante una maggioranza parlamentare stranissima e un PD piuttosto incasinato.

Il suo successo si accompagna alla solitudine. È la solitudine di un giovane vincitore, certo. Ma proprio in quella solitudine, bisogna dirlo, c’è qualcosa che inquieta: l’ombra di un rischio, il sentore di un eccesso.

Nota – La sinistra stenta a dire la sua, salvo eccezioni. E’ interessante leggere sulle pagine dell’Espresso e di MicroMega Valentina Nappi che, destruttura il pensiero socialista del novecento, ancorandolo su basi nuove, non più anti-capitaliste ma razionaliste. Chissà forse dovremmo mandare Vendola, Fassina e Civati a ripetizione dalla Nappi, ovviamente accompagnati da me.

PS: Renzi invece lo mandiamo a ripetizione da Piketty.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...