Perché mi guardi?

Sì, sono io
quello stupido bambino!
Perché continui a fissarmi?
Cosa vuoi che dica?
Sì, sono io
quell’ infame bambino
che tanto odiavi…
quello sporco, stupido,
infame bambino!!
Dovrei essere io a guardarti,
a chiederti perché?
Dovrei essere io a fissarti,
a chiederti cosa mai t’ho fatto?
Qual mal t’ho provocato?!
Per meritarmi i tuoi sberleffi,
le tue goffe risate,
i tuoi insulti,
le tue urla strazianti,
i tuoi schiaffi,
sì, i tuoi schiaffi!
Ah le tue mani
quanto le ho odiate…
e i tuoi occhi
sempre fieri
nel quotidiano rito
di mietere violenza,
gli stessi occhi aridi e tristi
nel misero tentativo
di guardarsi allo specchio.
Cosa avresti dovuto insegnarmi…
Non so.
So solo che ho imparato
ad odiare, ad odiarti,
a odiare te,
le tue letture, i tuoi libri,
le tue penne, i tuoi quaderni,
i tuoi sogni…
che poi erano le mie letture,
i miei libri, i miei quaderni,
i miei sogni…
sì, anche i sogni !
Non ne avevo più,
mi avevi tolto anche quelli…
che male t’ho fatto?…Non so …
che male mi hai fatto, lo so !

I sentimenti più frequenti
dei miei giorni d’infanzia
sono il terrore, la paura,
che mi assalivano
ogni qual volta da lontano
vedevo il suo profilo
avvicinarsi a me.

Questa tu se vuoi
chiamala infanzia,
io preferisco non chiamarla,
preferisco dimenticarla.
A chi altrimenti potrò mai
chiedere indietro i miei sogni ?!

di Luca Lacerenza

(“La Stradina dei Poeti” IV edizione 2010, 1ª classificata)

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